Spieghiamoci Meglio

F.A.Q.

Da dove possiamo partire per conoscere la nostra situazione debitoria?

L’Estratto di Ruolo è il primo passo, è una sorta di estratto conto della nostra posizione presso l’Agenzia delle Entrate e Riscossioni. Spesso pensiamo di conoscere l’esatto ammontare dei nostri debiti, ma solo attraverso la richiesta dell’estratto di ruolo possiamo avere una fotografia precisa della nostra situazione. Nell’estratto di ruolo troviamo elencate tutte le cartelle esattoriali emesse e notificate al contribuente. Per il recupero del credito, l’ente di riscossione adotta le procedure di prassi (pignoramento, ipoteca, fermo amministrativo), ma è necessario che le cartelle esattoriali siano state notificate correttamente. La verifica della correttezza della procedura di notifica è quindi fondamentale per impugnare la cartella e l’estratto di ruolo che la contiene. Purtroppo la maggior parte di noi è convinta che la battaglia contro l’Agenzia delle Entrate e riscossione è impossibile, invece la realtà ci dice che una volta su due l’imprenditore batte il fisco.

È molto semplice. Bisogna accedere all’area dedicata del sito dell’Agenzia delle Entrate, cliccare su Situazione debitoria → Consulta e paga. Si può entrare direttamente con lo SPID e verificare i documenti da saldare o saldati.

Si, ci sono diversi presupposti per impugnare l’estratto di ruolo:
– Mancata o irregolare notifica delle cartelle di pagamento contenute nell’estratto di ruolo
– Prescrizione delle cartelle di pagamento
– Vizi nella notifica delle cartelle

Tutte le cartelle di pagamento, gli avvisi di accertamento esecutivi e gli avvisi di addebito esecutivi dell’INPS si prescrivono dopo 5 anni dalla notifica, tranne le cartelle di pagamento relative al bollo auto che si prescrivono dopo solo 3 anni.
La prescrizione non è però un automatismo, va eccepita attraverso un ricorso redatto e presentato da un professionista specializzato.

Il fermo amministrativo è un procedimento cautelare che l’Agenzia delle Entrate e Riscossioni può attivare al fine di recuperare i debiti che il contribuente ha nei confronti del fisco.
A seguito del fermo amministrativo, il veicolo non può circolare e deve essere custodito in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio.
Per verificare l’iscrizione di un fermo amministrativo è sufficiente recarsi presso il PRA (Pubblico Registro Automobilistico) ed effettuare una visura del veicolo di proprietà.

L’ipoteca rappresenta un diritto reale a favore di un creditore su beni o su diritti relativi a beni immobili o mobili registrati del debitore, o di un terzo che lo garantisce, al fine di assicurare con la vendita forzata dei medesimi l’adempimento di una obbligazione.
L’ipoteca attribuisce ai creditori il diritto di espropriare anche nei confronti del terzo acquirente i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dalla espropriazione.

Il pignoramento è l’atto con cui ha inizio l’espropriazione forzata su istanza del creditore. La sua funzione è quella di vincolare i beni del debitore da assoggettare all’esecuzione, sottraendoli alla sua disponibilità e rendendo inefficaci nei confronti del creditore procedente e dei creditori eventualmente intervenuti, gli atti di disposizione compiuti dal debitore relativamente ai beni pignorati in epoca successiva al pignoramento.

L’azione esecutiva che si conclude spesso con la vendita all’asta di un immobile non sempre estingue il debito. Spesso al danno si aggiunge la beffa perché le somme ricavate dalla vendita del bene esecutato non sono sufficienti ad estinguere il debito all’origine dell’azione esecutiva che nel frattempo è aumentato in maniera esponenziale mentre invece il prezzo dell’immobile viene ribassato ad ogni proposta di vendita.
Può succedere quindi di perdere la casa acquistata con tanti sacrifici e rimanere allo stesso tempo parzialmente debitori.
In questi casi è sempre consigliabile rivolgersi a un serio professionista per tutelarsi al meglio.

Una intimazione di pagamento è l’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate e Riscossioni invita il contribuente a pagare una determinata somma di denaro fissando un termine perentorio.
Nel caso in cui il destinatario non fosse in grado di saldare la somma richiesta, l’Agenzia procederà con le azioni esecutive quali iscrizioni ipotecarie e/o pignoramenti anche presso terzi.
Appena si ricevere un’intimazione è fondamentale verificare le possibilità di impugnarla.

In questi casi la scelta più corretta è rivolgersi a un legale specializzato o a una struttura associativa sul territorio che si occupi con competenza della materia.
Tuttavia la legge 228/2012 stabilisce che il cittadino possa, direttamente in autotutela, chiedere la “sospensione legale” della riscossione degli importi indicati in una cartella esattoriale se le somme sono interessate da prescrizione o decadenza intervenute prima della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo.
Questa norma può essere utilizzata anche nei casi di avvenuto pagamento della somma richiesta o di sgravio/sentenza favorevole.
La legge prevede che, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando si riceve una cartella di pagamento, un avviso di addebito esecutivo dell’Inps o altro atto da parte dell’ente di riscossione si possa inviare o presentare una domanda di sospensione del debito in autotutela direttamente allo stesso concessionario della riscossione, il quale deve inoltrare la richiesta e i documenti presentati all’ente impositore-creditore (Inps, Agenzia delle Entrate, etc.).
Entro 220 giorni dalla presentazione della dichiarazione, l’ente impositore-creditore deve comunicare l’esito dell’esame della dichiarazione, quindi confermare la legittimità del credito contenuto nella cartella di pagamento oppure comunicare lo sgravio/annullamento del debito.

L’Agenzia delle Entrate e Riscossione deve produrre gli originali degli atti (cartolina, avviso di ricevimento, eccetera), qualora ricorressero i presupposti per agire in giudizio nei confronti dell’ente della riscossione al fine di annullare il debito, la mancata produzione degli originali darà l’opportunità di invalidare tutta la documentazione prodotta all’interno del processo. Si tratta di un principio importantissimo ribadito anche dalla Corte di Cassazione (sentenze n. 23046/2016 e 5077/2017) con cui, nel corso del processo, si riporta l’agente della riscossione sullo stesso piano del contribuente. Nell’ambito di un procedimento civile l’Agenzia ha gli stessi obblighi formali di qualunque contribuente. Tutte le volte che verranno impugnati atti successivi alla notifica delle cartelle di pagamento (un estratto di ruolo, un fermo amministrativo, un’iscrizione ipotecaria, un’intimazione di pagamento, un pignoramento del conto corrente, etc.) la legge stabilisce che l’onere della prova della regolare notifica delle cartelle contenute in questi atti spetta all’agente della riscossione. Ciò vuol dire che sarà quest’ultimo a dover depositare in tribunale tutti i documenti che provano che ha agito in modo conforme alla legge. La Cassazione, con pronunce recenti e in modo unanime, ha stabilito che per l’Agenzia delle Entrate e Riscossione non è sufficiente depositare le fotocopie dei documenti attestanti la regolare notifica della cartella esattoriale o dei suoi atti successivi (come ad esempio gli atti interruttivi della prescrizione) ma, in caso di contestazione dettagliata dei documenti da parte del contribuente, deve depositare obbligatoriamente i documenti in originale (si veda Corte di Cassazione, sentenze n. 23046/2016 e 5077/2017).

Se si riceve una cartella esattoriale, un preavviso di fermo amministrativo o iscrizione ipotecaria e si è in una situazione di difficoltà economica, c’è la possibilità di rateizzare il debito con l’Agenzia delle Entrate e Riscossione in 72 o 120 rate, interrompendo qualsiasi azione esecutiva.
È comunque opportuno verificare il debito complessivo perché potrebbe comprendere delle cartelle di pagamento che è possibile annullare. La rateizzazione, infatti, non preclude la possibilità di azioni avverso la richiesta di pagamento.
La richiesta di rateizzazione del debito può essere avanzata con una semplice comunicazione da inviare a mezzo raccomandata oppure PEC o da presentare presso gli sportelli di AeR competente per territorio, utilizzando gli appositi moduli presenti sul sito dell’ente.
Nel caso di adesione a un piano di rateizzazione, fino a quando si è in regola con i pagamenti non potranno essere intraprese azioni esecutive o iscritte misure cautelari nei confronti del debitore.
Inoltre, una volta effettuato il pagamento della prima rata del piano di rateizzazione, è possibile richiedere all’agente della riscossione la sospensione dell’eventuale provvedimento di fermo amministrativo già iscritto. La decadenza dalla rateizzazione si verifica nel caso di mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive.

Scegliere se conviene o meno attivare una procedura per sovraindebitamento senza un’analisi dettagliata della situazione economica del debitore, è senz’altro un azzardo. Certo è che tale procedura può essere utilizzata molto più spesso di quanto si creda, anche perché le modifiche legislative entrate in vigore lo scorso 15 luglio la rendono molto più fruibile.
Tuttavia, vi è da considerare che una condizione di sovraindebitamento, se non affrontata tempestivamente, porterà a situazioni più complicate.

La regolamentazione della crisi d’impresa ha voltato pagina. Il 15 luglio 2022 è entrato in vigore il tanto atteso Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza già emanato con il decreto legislativo 12 gennaio 2019, n 14.
Utilizzare questa normativa può rappresentare la salvezza per molte famiglie e per molte partite IVA, l’importante è farsi assistere da professionisti competenti.

È la cancellazione totale di quei debiti che non si ha la possibilità di ripagare.
Si ottiene attraverso l’accesso a una delle procedure previste dalla Legge 3/2012, nota come “legge antisuicidi”.
Attraverso questa procedura verranno cancellati tutti gli elementi pregiudizievoli inseriti nelle banche dati e viene data l’opportunità di ricominciare una nuova “vita commerciale”.

È molto semplice. È sufficiente cliccare sopra il pulsante “richiedi una consulenza gratuita” e compilare ed inviare il Form che si apre, inserendo i propri riferimenti ed eventuali richieste particolari nello spazio “messaggio”.
Sarete quanto prima ricontattati dal nostro servizio di assistenza per fissare un appuntamento telefonico o una videocall con un nostro Consulente Patrimoniale.
La consulenza è finalizzata a capire le problematiche da gestire, le possibilità di intervento, la documentazione necessaria per poter procedere e ad illustrare il nostro sistema di assistenza.
Nessun costo è richiesto per questa consulenza.

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