LA NUOVA APARTHEID

Il termine apartheid venne adoperato nella Repubblica Sudafricana per indicare la separazione all’interno del paese tra bianchi da una parte e neri, meticci e indiani dall’altra. A causa di questa politica, voluta dai governi sudafricani, tutta la popolazione non bianca veniva costretta a vivere in uno stato di inferiorità e soggetta a umilianti proibizioni.

Ora, qualcosa di simile ma molto più grave, sta accadendo.

La divisione non è più tra bianchi e neri ma tra vaccinati e non: tra possessori del green pass e non.

Chi sarà in possesso del green pass, potrà viaggiare sui treni veloci, sugli aerei, gli altri sui “carri bestiame” in bicicletta, in auto.

Con la certificazione verde puoi prendere il caffè all’interno, senza solo all’aperto.

Molti dicono che siamo di fronte a violazioni evidenti del dettato costituzionale. Non sono un giurista e non mi addentro in sottigliezze interpretative.

Cerco di fare un discorso semplice, logico, comprensibile.

L’emergenza sanitaria è stata prorogata al 31 dicembre, l’emergenza viene considerata alla pari di uno stato di guerra e in uno stato di guerra sono permesse anche le restrizioni della libertà personale. Se seguiamo questo filo logico, tutto è ammesso, ma se cerchiamo di capire dove stiamo andando dobbiamo osservare  il problema da un altro lato.

Proviamo a cambiare il punto di vista. Si stanno creando due categorie di persone: gli obbedienti e i disobbedienti. Chi accetta qualsiasi ordine e chi cerca di capire prima di fare.

In altre parole chi richiede o accetta il vaccino e chi prima di farsi vaccinare vuole capirne di più. È chiedere troppo?

E  qui si aprirebbe immediatamente una politica divisa sulla quale non voglio assolutamente addentrarmi. Citando Voltaire direi: non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo.

Purtroppo se non condividi il pensiero dominante sei un pericolo e quindi devi essere allontanato.

Sei libero di votare chi vuoi, quando te lo permetteranno, sei libero di spostarti ma puoi utilizzare solo i mezzi destinati ai disobbedienti, puoi andare al ristorante ma devi rimanere fuori, oggi anche con piacere perché il clima è ottimo.

Non so perché ma vengono alla mente alcune similitudini che sembravano finite, per quanto riguarda il Sudafrica nel 1994.  I mezzi di trasporto riservati ai bianchi, i locali vietati ai neri, i ghetti.

Oggi nessuno farebbe più considerazioni di questo tipo: sono razziste. Ma nel momento in cui stiamo promuovendo la suddivisione in cittadini di serie A e serie B, in cittadini che possono viaggiare con l’aereo e cittadini che devono usare il treno regionale, che cosa stiamo facendo?

Non è forse una forma più evoluta di apartheid?

Siamo abituati a guardare la punta dell’iceberg ma sotto, dove sta la parte più consistente, che cosa nasconde?

Non è certo il momento di fare i complottisti, ma non è neanche il momento di rimanere indifferenti.

Quello che sta accadendo è molto grave: non solo per vittime del Covid,  ma anche e soprattutto per la salvaguardia della nostra libertà che non può essere cancellata in nome di nessuna emergenza.

Questa è la battaglia che dovremmo tutti avere a cuore, dimenticando gli elementi di divisione e unendoci per promuovere un nuovo modello sociale.

Con la visione di tolleranza e rispetto per l’altro che ci contraddistingue vogliamo fare un appello affinché il diritto alla libertà non venga calpestato in nome di alcuna emergenza e sia tutelato il diritto ad esprimere idee anche diverse senza essere emarginati.

Come diceva Giorgio Gaber: «la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione».

scritto da: Giacinto Cimolai

 

 

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