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Il Virus euro: incurabile; anzi no “curabile”

euro-virus

 

La vicenda (tristissima e gravissima) del Covid-19 ha reso nudo il re. 

Anzi, I RE.  Euro, BCE, Europa, i tre re sono nudi. Mai, come oggi, si è compreso che altrettanto mai è esistita l’Europa dei popoli, mentre è esistito soltanto un ristretto elitario comitato d’affari con due plenipotenziari (Germania e Francia) e molti sudditi.

La tematica sanitaria è affidata alla scienza (il “paesello” Italia, che tanto paesello non è perché florido di eccellenze, purtroppo tutte concentrate nella società civile, e troppo poche nella classe dirigente politica, attualmente assente in quella governativa); e i nostrani scienziati, medici, paramedici e volontari di ogni sorta (di assoluta eccellenza), cittadini compresi, mostrano una straordinaria capacità di reazione.

Ma tutti si domandano, stretti nella morsa della emergenza (da superare), cosà accadrà alla nostra intera economia, ai risparmi, ai beni nazionali e privati di ciascuno.

Imperversano ormai i numeri degli interventi di natura economica, con stanziamenti di somme a favore della collettività, per l’emergenza sanitaria in atto e per quella economica (anche essa in parte in atto), ma poi più ampia in seguito.

Ha colpito molti l’imponente stanziamento (550 miliardi di euro) fatto dalla Germania, e anche le modalità di stanziamento, tramite la omologa della nostra Cassa Depositi e Prestiti.

È richiesto oggi un impegno collettivo, senza pregiudizi e preconcetti, serio, da parte di tutti, sul tema monetario (economisti, soprattutto quelli indipendenti – non mainstrem – e giuristi, troppo lontani e troppo disinteressati allo studio “monetario”).

Soprattutto a questi ultimi, avvocati, commercialisti e giudici (e poi a tutti i cittadini italiani) rivolgo un caloroso appello, di intervento, studio analisi e contributo scientifico sul tema.

Indubbiamente una moneta che è denominata “euro”, concepita solo a debito presso una banca privata, è ormai defunta nel suo razionale giuridico.

Molti paesi, che rappresentano anche una ampia fetta della popolazione europea non hanno adottato la moneta unica. Tralascio di indicare, per molti di essi, dati di economia crescente e ampia soddisfazione interna.

Taluni paesi (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Svezia) non hanno ancora adottato la moneta unica, ma aderiranno (forse??) all’area dell’euro una volta soddisfatte le condizioni necessarie. Si tratta per lo più di Stati membri che hanno aderito all’Unione nel 2004, nel 2007 e nel 2013, dopo l’introduzione dell’euro nel 2002.

Altri paesi membri si avvalgono di una clausola di non partecipazione.

Occasionalmente gli Stati membri possono negoziare una clausola di non partecipazione per una parte della legislazione o dei trattati dell’Unione europea e convenire di non partecipare a determinati settori. Per quanto riguarda la moneta unica, è il caso della Danimarca, che ha mantenuto la valuta nazionale dopo aver aderito all’UE.

La Repubblica Italiana (non risulta però alcun referendum popolare sulla adozione, che ha comportato cessione di sovranità monetaria in violazione dell’art. 11 Cost che permette, a condizioni di parità, solo una limitazione e mai la cessione di sovranità) ha adottato la moneta unica.

Voglio qui ricordare che sul piano giuridico non esiste, nei trattati, e nel TFUE, alcuna norma che vieta la adozione di propria moneta ai paesi membri. Non annoio con citazioni normative, limitandomi a indicarne la prova; la prova sono i paesi sopra indicati, che usano la propria moneta. 

Dunque, sul piano giuridico, è inesatto confondere Unione Europea ed euro. Si può (e si poteva) essere membri dell’Unione Europea, senza adozione di moneta unica. 

Infatti, i trattati mai “normano” la “unica moneta”, normando, viceversa, la “moneta unica”. 

Questione apparentemente sottile, ma invece, sul piano giuridico, fondamentale, per i paesi aderenti alla Unione Europea.

Una questione deve essere ricordata, poiché fondamentale rispetto all’analisi.

Il decreto “Salva Italia” del premier Monti dispose (impianto normativo poi dichiarato incostituzionale nel 2015) la “anticipata prescrizione della lira”. Negli altri paesi europei la vecchia moneta è sempre ancora convertibile.

Monti (è opinione dello scrivente) evidentemente intese chiudere subito la questione “lira”, per il timore (europeo) che gli italiani, che già stavano saggiando l’inaccettabile “euro”, utilizzassero di fatto le vecchie lire in circolazione, senza più convertirle, ma di fatto reimmettendole nella economia reale (per il bisogno di propria moneta che si stava già facendo sentire). 

Oggi si legge in buona luce quel neghittoso intervento. Sarebbe curioso reperire i dati dell’ammontare di lire in circolazione in quel momento (gli italiani erano piuttosto riottosi a “disfarsi” delle loro lire). Pare che, a oggi, esistano in circolazione ancora almeno 10 miliardi e nel 2012 circa 1,2 miliardi (in euro). Gli Italiani avevano iniziato a fiutare l’inganno.

Altra questione, in punto di diritto, è quella inerente, oggi, la reintroduzione della lira (vista la scelta ormai fatta dagli allora rappresentanti nazionali) pur permanendo l’Italia nell’Unione Europea. Si tratta di un tema da approfondire, da un punto di vista giuridico (e politico), ma probabilmente ozioso, atteso che il comune sentire identifica euro ed Europa in un sol uno; e oggi riesce difficile pensare a una Europa di popoli, per come è ormai costruita. Forse, previo azzeramento (o sospensione) dei patti di vincolo economico/finanziario (lasciando inalterati i patti di libera circolazione ecc.) e nascita di una costituente europea, con vera adesione consapevole alla Unione Europea (previa consultazione popolare dei popoli tutti e non di quattro banchieri e affaristi insieme a politici di dubbia imparzialità).

Ma la tematica centrale, al momento, vista la urgenza, deve riguardare la analisi giuridica in tema monetario. Perché la Germania crea moneta in ingente quantità, tramite la propria CDP.

Esiste una limitazione giuridica a ciò nei trattati? Evidentemente no.  

Ed esiste, al di là di questo, una circuitazione monetaria parallela all’euro nella Unione Europea?

Esistono entrambe; esiste la moneta libera degli stati membri non aderenti all’euro (quelli sopra citati); ed esiste anche una moneta parallela, all’interno del sistema euro BCE, presente e creata in grande quantità. 

Sarà chiaro a breve.

Intanto un quadro minimo, ma esaustivo, di riferimento normativo.

Oggi, in Italia, la creazione ed emissione di moneta a corso legale è delegata alla BCE (in forza del TFUE), unico soggetto abilitato. Così la norma.

Art 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE)

1. La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione. 

2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca centrale europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo e della Banca centrale europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione.

Vediamo poi le altre minime norme.

Art. 13 del Trattato sull’Unione europea (TUE), par. 4 (vers. vig. dal 1.12.2009) che “Le disposizioni relative alla Banca centrale europea […] figurano, insieme a disposizioni dettagliate sulle altre istituzioni, nel trattato sul funzionamento dell’Unione europea”. 

L’art. 3 par. 1 lett. c) del TFUE dispone, in particolare, che l’Unione ha competenza esclusiva, tra l’altro, in materia di “politica monetaria per gli Stati membri la cui moneta è l’euro”, e il capo II del Titolo VIII Politica Economica e Monetaria (art. 127 e ss,) fissa appunto i principi ai quali si deve ispirare la BCE e le istituzioni comunitarie nell’esercizio di tale competenza esclusiva. 

Ai sensi dell’art. 131 del TFUE, gli Stati membri devono assicurare che la propria legislazione (compreso lo Statuto della propria Banca centrale nazionale) sia compatibile con i trattati, e con lo statuto della BCE, oltre che del Sistema Europeo delle Banche Centrali («SEBC»), il cui obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi (art. 127 TFUE). 

Art 131 TFUE

Ciascuno Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale, incluso lo statuto della banca centrale nazionale, sarà compatibile con i trattati e con lo statuto del SEBC e della BCE.

La legislazione nazionale prevede, all’art 1277 cc. che le obbligazioni pecuniarie si adempiono solo con moneta a corso legale.

Art 1277 del codice civile.

1. I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale.

2. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.

Tralasciando per adesso la questione giuridica posta con forza dall’art 1277 cc, per questo contributo limitiamo la attenzione al solo tema della “creazione monetaria”.

Prima ricordo che, con risposta a interrogazione parlamentare in commissione 5/11177 della Legislatura 17 seduta di annuncio 781 del 19.04.2017 fatta dall’Onorevole Villarosa, il Governo di allora, insieme a Bankitalia, ha risposto così. 

L’Istituto ha, poi, risposto positivamente alla seconda domanda formulata dall’interrogante relativa alla creazione della moneta bancaria.

In particolare, è stato fatto presente che:

La moneta “bancaria” (o moneta privata) è creata (tutta) dal sistema bancario sotto forma di diverse tipologie di depositi. I predetti M1, M2 e M3 sono modi diversi di aggregare i depositi;

Tutta la moneta bancaria è creata dal sistema bancario a fronte di: (i) concessione di nuovi prestiti a famiglie e imprese (ad esempio quando la Banca A concede un prestito al proprio cliente X, nel bilancio della banca aumentano sull’attivo i prestiti e sul passivo i depositi del cliente X”.)

Dopo la pubblicazione del contributo di studio e analisi giuridici sulla creazione monetaria privata da parte delle banche commerciali, la BCE, direttamente interrogata su quei contenuti con pregevole corrispondenza dall’economista Dott. Marco Saba di concerto con lo scrivente odierno, ha ufficialmente e direttamente risposto così.

Riguardo all’offerta di moneta, è importante definire che cosa si intende per base monetaria e per aggregato monetario ampio. La base monetaria è costituita dalla somma delle seguenti poste dello stato patrimoniale consolidato dell’Eurosistema: Banconote in circolazione (voce 1 del passivo), Conti correnti (voce 2.1 del passivo) e Depositi presso la banca centrale (voce 2.2 del passivo).

Le banche commerciali possono creare moneta (aggregato monetario ampio), sotto forma di depositi bancari, erogando nuovi prestiti. Ad esempio, nel concedere un prestito finalizzato all’accensione di un mutuo ipotecario per l’acquisto di un’abitazione, la banca accredita sul conto del cliente un deposito di importo pari a quello del mutuo. In quel momento, si crea nuova moneta (aggregato monetario ampio), senza che si registrino cambiamenti della base monetaria. […]

La concessione di prestiti determina la formazione di nuove attività, senza alcun effetto di reddito immediato. Gli afflussi di cassa che ne derivano non rappresentano profitti.

I depositi detenuti dalla clientela presso le banche commerciali costituiscono in ultima analisi un credito sulla moneta emessa dalla banca centrale, nel senso che i depositanti possono convertirli in 

banconote oppure utilizzarli per pagamenti scritturali. Soltanto la moneta emessa dalla banca centrale ha corso legale. […]

Tali depositi sono soggetti al rischio di credito, al pari di ogni altra forma di credito. […]

La BCE e l’Eurosistema attualmente non hanno in programma di emettere una moneta digitale di banca centrale. Tuttavia, stiamo analizzando con attenzione le potenziali conseguenze dell’emissione di una tale moneta in aggiunta al contante. In relazione ad alcuni degli aspetti riguardanti questo tema, La invitiamo a consultare la recente lettera8 del Presidente Mario Draghi all’Onorevole Jonás Fernández, membro del Parlamento europeo.

La BCE non vuole emettere moneta digitale (ricordiamolo a chi invoca la antigiuridica abolizione del contante).

Dunque, gli impianti normativi esistenti non impediscono la creazione di una moneta parallela, da accettare by choice; si crea nuova moneta (aggregato monetario ampio), senza che si registrino cambiamenti della base monetaria, ci scrive la BCE. Moneta parallela che esiste già, “concessionata” da BCE, ed è la moneta privata bancaria, ma emessa solo da privati e con ricchezza solo a profitto di questi privati.

Nessuna norma impedisce che questa moneta parallela sia fatta da banche pubbliche e che la ricchezza da “creazione monetaria” torni e rimanga al soggetto creatore pubblico. La stessa moneta creata dal sistema privato creata invece da soggetto pubblico. 

Allora, ecco uno stralcio del testo pubblicato. Ricordo che, secondo un dato pubblicato da ABI (curiosamente non ne ha poi pubblicati in seguito) a gennaio 2018, sull’anno precedente, il sistema bancario privato aveva creato 1770 miliardi di euro in moneta privata bancaria o aggregato monetario ampio come denominato da BCE.

Stralcio pubblicazione: Considerazioni riassuntive. Dunque, appare tristemente chiaro che la creazione di moneta privata costituisce per il creatore un puro profitto; se non contabilizzato, evidentemente e conseguentemente neppure assoggettato a regolare tassazione. 

Nessuna veste legale può essere attribuita a questo signoraggio privato. 

La moneta legale è solo quella della BCE; la moneta privata, creata dalle banche private sicuramente non è moneta legale; potrebbe però essere moneta illegale? Oppure è solo moneta privata, esule ed estranea rispetto alla moneta legale, ma mero strumento di misura degli scambi, con un suo valore autonomo? 

Da più parti si percepiscono spinte per la reintroduzione della moneta di Stato; o moneta parallela all’euro, o moneta positiva ecc. 

Invero una moneta non euro, non legale, già circola; non ha base legale e non è quella legale. Ma viene usata per procurare profitto e signoraggio. 

Ma se questa enorme e infinita massa monetaria creata con mere scritture contabili, che si scambia con il lavoro della intera collettività, che drena le risorse tutte dell’economia reale, e crea profitto solo per le banche private, viceversa fosse creata dallo Stato per arricchire se stesso e conseguentemente l’intera collettività? 

Basta pensare che questi 1770 miliardi annui creati dalle banche private (abbiamo visto nel paragrafo dell’approccio contabile che pare non vengano neppure contabilizzati in creazione) venissero, in ossequio alla sovranità monetaria, creati dal Popolo (cui appartiene la sovranità), tramite meccanismi democratici (lo Stato), e dunque dallo Stato, il lavoro della collettività creerebbe ricchezza per lo Stato (di cui il sovrano, che coincide con il popolo, potrebbe beneficiare – e anche il cd disastrato bilancio statale) a favore di tutti. Perché arricchire, ai danni del popolo sovrano, pochi, pochissimi già ricchi? 

Oppure, visti i 1770 miliardi creati per prestiti (vedi più sopra) dalle banche private commerciali, perché non farli creare, ad esempio, alla CDP (Cassa Depositi e Prestiti), affinché distribuiti agli intermediari finanziari (banche e altri autorizzati) che, da veri intermediari, li prestino a famiglie e imprese. I mutui saranno veri mutui; la loro restituzione sarà una vera restituzione; il profitto apparterrà alla collettività e non a pochi privati. 

Temi e questioni fin qui analizzati torneranno ben utili e dovranno essere ricordati nel prosieguo di questo studio, per le implicazioni che hanno nel contesto dei negozi nominati “mutuo bancario” e “apertura di credito”.”

La brava Nicoletta Forcheri, su Scenari Economici e altre sue pubblicazioni, ci ricorda che esiste, in Italia, il MCC, che ben può, quale banca (ma pubblica) al pari delle “sorelle” private, creare moneta (rectius: aggregato monetario ampio) e prestarlo a chiunque (famiglie imprese soggetti pubblici – ricordo che esistono mutui anche onerosi contratti da enti pubblici).

Allora CORAGGIO ITALIA. Con coraggio crea senza timori la moneta che altri creano proprio senza timori. 

Se questo genuflesso Governo non si sente all’altezza di questo compito, chiami subito un governo di Salvezza Nazionale con forza monetaria, con la presenza dell’intero arco parlamentare. 

Il virus euro è curabile, esiste già il farmaco. Non divulgato, ma esistente fin dalla nascita della BCE stessa, con la creazione monetaria parallela dal nulla da parte delle banche commerciali.

Poi ci potrà essere, per noi, la cura definitiva. O la intera riforma di Unione Europea ed euro per i popoli e dei popoli, oppure l’uscita senza dilazione. In ogni caso, un interpello della Nazione è imprescindibile. 

Chi scrive crede (e credeva) nell’Europa dei popoli, delle famiglie, delle imprese, degli studenti, dei lavoratori. Ma questa Europa non c’è; non è mai nata. E dopo ormai quasi venti anni di virus euro, mai più nascerà.

E a nulla valgono oggi le “ritrattazioni” di BCE; le mellifluamente gelide parole della Presidente Von der Leyen, e quelle future che verranno da quei pulpiti e loro coesi sodali. 

Si percepisce (quasi a occhio nudo, verrebbe da dire), la preoccupazione della uscita della POTENTE ITALIA dall’euro e dall’Unione Europea.

Credo che però si sia ormai avviato un irreversibile percorso di uscita.

Il virus euro ha provocato indignazione irreversibile. Così come condotte dei partner europei. La irreversibilità della indignazione alberga negli animi e nei cuori di moltissimi connazionali e l’attuale ceto governativo è troppo lontano dal sentire comune più diffuso.

Sempre e comunque VIVA L’ITALIA.

scritto da: Avv. Silvio Orlandi 

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